Uno dei libri più appassionanti dell’anarchismo. Lucido, semplice, senza fronzoli letterari. Una “memoria” delle lotte di mezzo secolo. Dalla propaganda col fatto alla Settimana rossa, dalla rivolta di Ancona all’occupazione delle fabbriche a Milano, dall’esilio alla lotta clandestina contro il fascismo. Una lettura che ha formato la generazione di anarchici precedente al 68 e che è stata sempre “riscoperta” con sorpresa da quei compagni formatisi alle esperienze successive.
La continuità rivoluzionaria non ammette sospensioni. I metodi e le strategie si possono criticare e discutere, la lotta contro il nemico comune resta sempre valida e sempre da portare avanti.
Il lettore conosce chi mi fu instigatore impenitente, perché scrivessi questo libro. Non mi farei schermo del suo nome, se non si scoprisse lui stesso.
Il lavoro fu fra il 1940 e il 1943 iniziato, abbandonato, ripreso a lunghi intervalli. Abbandonato per apatia, noncuranza, sfiducia nelle mie forze, timore di cedere all’ostentazione, mancanza di tempo. E rimase a dormire dal 1943 ad oggi, quando Salvemini è ritornato ad insistere per la pubblicazione.
Dopo il 1945 passai due anni in Italia. Se avessi posto mano ai miei ricordi dopo questo rimpatrio, avrei lasciato nella penna chi sa quante scaramucce giovanili – inezie, dopo l’inferno che gli italiani, giovani e vecchi, hanno attraversato, e innanzi alle conseguenze che ne sono derivate. Se non si tiene conto di questa circostanza, molte pagine parrebbero sfocate ed anacronistiche.
Ma forse è stato bene che il libro abbia rispecchiato le vicende della mia vita senza le interferenze di questi ultimi anni, se è vero che gli ambienti da me descritti e le cose da me narrate – cose ed ambienti oggi dimenticati – saranno interessanti a conoscere, come Salvemini mi ha tante volte ripetuto.
È inteso, dunque, che in queste memorie, abbozzate fra il 1940 e il 1945, e rivedute ora per la sola forma, i fatti posteriori al 1945 non esistono. Ma le valutazioni che il libro contiene su cose e uomini del passato, restano per me anche ora immutate.
Dove, in seguito alle mie recenti esperienze, c’era da aggiungere – non da mutare – ho messo qua e là qualche nota a pie’ di pagina.